Interessante il racconto di Lionardo Vigo nelle note del volume “Canti Popolari Siciliani” pubblicato
nel 1874.
«Questa canzone fu soppressa e sostituita da quella che comincia: E tu chi ti scurdasti o testa pazza etc. p. 304 N. 14 dell’edizione 1857, per il fatto seguente. A 17 settebre 1857 il Cardinale Ronsisvalle, secondo R. Revisore in Catania, (giacché prima per ordine del Maniscalco aveva tartassato il mio volume il prof. Garajo di Palermo) ne permise la pubblicazione, che fu autorizzata dal sig. Angelo Panebianco Intendente della Provincia. Quando all’alba del 18 ordinò costui inaspettatamente il sequestro di tutte le copie, e chiese l’autografo dell’opera firmato dal Garajo e dal Maniscalco, lo sgomento mio e del Galatola fu massimo, perché ignoravamo il motivo di quell’ordine birresco. Tentammo insieme parlare col Panebianco, ma ci fu impossibile, essendo egli in lutto per la morte del genero. Allora mi rivolsi all’intimo di lui amico, il Reggente Celestino da Terranova, il quale mi ricevette, dopo una interminabile messa cantata, in sagrestia e accordandomi la di lui protezione, mi promise parlargli, e la sera del 19 mi riferì essergli dispiaciuta l’ottava sopra scritta. Fu questo per me un vero balsamo; dapoiché mi convinsi che quel feroce Proconsole non erasi addato di tutte le idee rivoluzionarie, che qui e là avea io saputo insinuare nei vasti Prolegomini, nelle note e nei canti del libro. All’istante sostituii la seguente all’ottava anatemizzata; fu rifatto il cartesino, e l’opera al momento diffusa. […] Oggi benedicendo la libertà riconquistata dal popolo per incitamento de’ letterati, la pubblico, pregando Dio che lo sgoverno italico non ci costringa a maledire i sacrifici patiti per ottenerla.»
Un servu tempu fa, di chista piazza cussì priava a Cristu, e nci dicìa: «Signuri, ’u me’ patruni mi strapazza, mi tratta comu’n cani pi la via, tutti mi pigghia cu’ la so’ manazza, la vita dici chi mancu è la mia. Si jeu mi lagnu chiu, peju amminazza, ch’i ferri mi castija a prigiunia, und’io mo’ ti pregu: chista malarazza distruggimmila tu, Cristu, pi mia”.» E Cristu nci rispusi da la cruci: «E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza? Oppuru l’ha ’nchiuvati com’a mia? Cu’ voli la giustizia si la fazza, non speri c’atru la fazza pi tia. Si tu sì omu e non sì testa pazza, menti a profittu ’sta sintenzia mia: jeu nun sarìa supr’a ’sta cruciazza, s’avissi fattu quantu dicu a tia!»
Ma a Cresia ’sta risposta non nci piacìu, e cusì la cangiàu: «E tu chi ti scurdasti, o testa pazza, chiddu ch’è scrittu ’nta la leggi mia? Sempr’in guerra sarà l’umana razza si cu’ l’offisi l’offisi castija. A cu’ l’offendi lu vasa e l’abbrazzae in Paradisu sidirai cu’ mia. M’inchiovaru l’Ebrei ’nta ’sta cruciazza, e cielu e terra disfari putìa!» Ma a nui ndi piaci m’a cantamu cusì: «E tu forsi chi hai ciunchi li vrazza? Oppuru l’ha ’nchiuvati com’a mia? Cu’ voli la giustizia si la fazza, non speri c’atru la fazza pi tia. Si tu sì omu e non sì testa pazza, menti a profittu ’sta sintenzia mia: jeu nun sarìa supr’a ’sta cruciazza, s’avissi fattu quantu dicu a tia!» Und’io mo’ ti pregu chista malarazza, distruggimmila tu, Cristu, pi mia. Jeu nun sarìa supr’a ’sta cruciazza s’avissi fattu quantu dicu a tia!
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Un servo tempo fa, in questa piazza Con queste parole Cristo pregava: «Signore, il mio padrone mi maltratta Come fossi un cane per la via Con le sue manacce arraffa tutto Nega persino che la vita sia mia E più mi lamento, più mi minaccia Mi imprigiona e mi sevizia Così ti prego questa vile razza Distruggila Tu, Cristo, per me» E Cristo dalla croce rispose: «Che son paralizzate le tue braccia? Oppure sono inchiodate come le mie? Chi vuole la giustizia se la faccia E non si aspetti l’intervento altrui Se sei un uomo e non sei impazzito Metti a profitto questo mio consiglio Adesso non sarei su questa orrenda croce Se avessi fatto ciò che dico a te»
Ma questa risposta alla Chiesa non piacque e così la cambiò: «Pazzo, hai dimenticato il mio Verbo? Sempre in guerra sarà la razza umana Se all’offesa, con l’offesa risponderà Il tuo nemico bacerai e abbraccerai Ed al mio fianco in Paradiso siederai Mi lasciai crocifiggere dagli Ebrei Pur potendo distruggere cielo e terra» Ma a noi piace cantarla così: «Che son paralizzate le tue braccia? Oppure sono inchiodate come le mie? Chi vuole la giustizia se la faccia E non si aspetti l’intervento altrui Se sei un uomo e non sei impazzito Metti a profitto questo mio consiglio Adesso non sarei su questa orrenda croce Se avessi fatto ciò che dico a te» Così ti prego questa vile razza Distruggila Tu, Cristo, per me. Adesso non sarei su questa orrenda croce Se avessi fatto ciò che dico a te.